29 ottobre 2018

Paolo Nespoli va in pensione – «Lassù sei coscienza pura, sei l’anima che guarda»


L’astronauta dal 1° novembre non sarà più un funzionario dell’Esa (European Space Agency). Dello Spazio dice: «Mi manca l’assenza di gravità: lassù sei coscienza pura, sei l’anima che guarda»


Dall’intervista al Corriere

Cosa le manca di più della vita nello Spazio?
L’unicità e la bellezza dell’assenza di gravità. Noi sulla Terra abbiamo sempre la percezione del nostro corpo. In orbita, invece, il corpo prende una leggerezza incredibile: sei coscienza pura, sei l’anima che guarda. Questo ti dà una sensazione di pienezza e di potere. Quando torni sulla Terra ti manca subito, ti sembra di essere incatenato, in prigione. 

Si è sentito più vicino a Dio?
Ho un’educazione cattolica, riesco a malapena a dire che Dio non esiste. Ma sono un ingegnere. E ancora non riesco a conciliare la dicotomia tra razionalità e spiritualità.



M.S.

24 ottobre 2018

Prendere rifugio


«Nel Buddhismo il punto di riferimento principale viene chiamato "prendere rifugio" e include tre aspetti. L'espressione "prendere rifugio" in parte rappresenta in modo errato il suo significato letterale. In tibetano riguarda più precisamente l'andare verso una protezione – quella del Buddha, dei metodi e di tutti coloro che li hanno realizzati e messi in pratica. Nella nostra vita niente e nessuno può offrire una protezione materiale, esterna che sia permanente e stabile. [...] [La protezione che offre il rifugio] è differente da quelle con cui abbiamo già familiarità perché non opera dall'esterno: dobbiamo stabilirla dentro noi stessi.
Il Buddha, i suoi metodi e coloro che li hanno realizzati (che li personificano e li trasmettono) costituiscono i punti di riferimento e un principio guida che dobbiamo integrare nelle nostre vite quotidiane Non c'è alcun limite in termini di età, condizione fisica, capacità intellettuale, classe sociale o genere; il rifugio è universale ed è a disposizione di tutti. Il messaggio è semplice ma capirlo può richiedere del tempo, e questo dipende da ognuno di noi. [...]
Prendere rifugio nel Buddha, nei metodi (in altre parole il Dharma) e nel sangha (la comunità dei praticanti) non è una pratica riservata ai principianti o a uno specifico momento della giornata. Non si tratta di una frase che ripetiamo, ma di un riferimento che dobbiamo tenere in mente, qualsiasi cosa stiamo facendo. É in questo modo che il rifugio si sviluppa, smette di essere un punto di orientamento esterno e diventa integrato nelle nostre vite e nelle nostre menti. La qualità di essere presenti in quello che stiamo facendo cambia in modo impercettibile; una direzione si radica spontaneamente dentro di noi attraverso il semplice fatto di essere vigili e richiamare il rifugio. Il progresso avviene in questo modo, senza fasi definite o livelli distinguibili, ma piuttosto nelle piccole cose della quotidianità, nel collegamento tra la vita e il cuscino.» 


Lama Jigme Rinpoche
Tratto da The Handbook of Ordinary Heroes
Tradotto da C.R.

18 ottobre 2018

La meditazione come laboratorio


«Potremmo paragonare la meditazione buddhista a un laboratorio che offre i migliori strumenti possibili per esaminare la propria mente in dettaglio. Non sussiste alcun ragionevole dubbio rispetto al fatto che tutti gli eventi sono correlati tra loro, e non è possibile osservare le cose presenti nel mondo esteriore senza cambiarle. Anche guardare all'interno, verso i processi mentali dove agiscono le stesse leggi, è allo stesso modo scientifico. In entrambi i casi, un gran numero di fattori differenti si influenzano gli uni con gli altri, ma il Buddhismo aggiunge la dimensione dell'illuminazione.
Riconoscere che c'è un centro immutevole, uno spazio che osserva – la mente – porta beneficio; la mente è consapevole e ci dà una visuale assoluta di ciò che sta accadendo. Questo principio non è rintracciabile in nessun'altra disciplina e apporta una trasformazione imponente, tipica e unica, cioè riscontrabile solo nel Buddhismo. Meditando sempre più iniziamo a renderci conto di ciò che è tra i pensieri, dietro i pensieri, che conosce questi pensieri; si tratta di un processo di per sé completamente soddisfacente, ricco e meraviglioso. Questa crescente esperienza della mente come perfetta in se stessa – indipendente quindi da pensieri, emozioni o da qualsiasi altra cosa – fa emergere un'esperienza di durevole sicurezza. Non c'è alcun altro oggetto, nessun'altra meta.
Ciò che è davvero interessante è quel potenziale che rende possibili i pensieri, quella chiarezza che conosce e comprende, e quell'essenza illimitata nella quale i pensieri di nuovo scompaiono. Quindi gradualmente il fatto stesso per cui abbiamo i pensieri, i sentimenti, e innumerevoli altre qualità – questa forza, ricchezza e potenziale della mente – guadagna importanza rispetto alle sfumature aggiuntive di tipo emotivo, difficili o piacevoli, che i pensieri e i sentimenti possono avere.»


Lama Ole Nydahl
Tratto da Forma e vacuità – Buddhismo e scienza

11 ottobre 2018

Dichiarazione congiunta di Sua Santità Trinley Thaye Dorje e Sua Santità Ogyen Trinley Dorje


Dichiarazione congiunta di 

Sua Santità Trinley Thaye Dorje e Sua Santità Ogyen Trinley Dorje 

11 ottobre 2018


Sua Santità Trinley Thaye Dorje e Sua Santità Ogyen Trinley Dorje si sono incontrati negli ultimi giorni presso una località di campagna in Francia. Il loro scopo era conoscersi personalmente, e hanno inoltre discusso di come potrebbero lavorare insieme per preservare e rafforzare il lignaggio Karma Kagyü del Buddhismo tibetano. 

Dopo tale confronto, Sua Santità Trinley Thaye Dorje e Sua Santità Ogyen Trinley Dorje hanno rilasciato la seguente dichiarazione congiunta:


"Siamo entrambi molto felici di aver avuto questa opportunità di incontrarci e conoscerci in un contesto di tranquillità e distensione. Entrambi lo abbiamo auspicato per molti anni e ci gratifica il fatto che questo desiderio ora sia stato realizzato. 

L'obiettivo del nostro incontro era prima di tutto passare del tempo insieme in modo da poter stabilire una relazione personale; per la prima volta abbiamo avuto la possibilità di parlare insieme liberamente e di apprendere qualcosa l'uno dell'altro. Questo ci ha permesso di instaurare quella che ci aspettiamo diventerà una forte connessione. 

Mentre stavamo insieme, abbiamo anche parlato dei modi in cui potremmo lavorare per sanare le divisioni che purtroppo si sono sviluppate negli ultimi anni all'interno del nostro prezioso lignaggio Karma Kagyü. Consideriamo come nostro dovere e responsabilità fare tutto il possibile per ricongiungere il lignaggio. 

Questo impegno è di importanza cruciale per il futuro del lignaggio Karma Kagyü così come per il futuro del Buddhismo tibetano e per il bene di tutti gli esseri senzienti. Pertanto chiediamo a chiunque, all'interno della comunità Karma Kagyü, di unirsi a noi nei nostri sforzi per rinsaldare e preservare il nostro lignaggio. Vediamo come una nostra responsabilità collettiva il ristabilire l'armonia nella nostra tradizione che è un lignaggio di saggezza e compassione." 


Sua Santità Ogyen Trinley Dorje               Sua Santità Trinley Thaye Dorje


Tradotto da C.R.

2 ottobre 2018

Messaggio di Sua Santità il XVII Gyalwa Karmapa Thaye Dorje per l'anniversario della nascita di Gandhi e la Giornata internazionale della nonviolenza


Il 2 ottobre ricorre l'anniversario della nascita di Gandhi, e questa data è stata scelta dalle Nazioni Unite per commemorare la Giornata internazionale della nonviolenza. Vi proponiamo la traduzione del messaggio che Sua Santità il XVII Gyalwa Karmapa Trinley Thaye Dorje ha pubblicato sul suo sito in occasione di questa ricorrenza. 


Cari amici di Dharma, 

il Gandhi Jayanti è un'occasione per celebrare la vita del bodhisattva Gandhi Ji.

Come buddhisti, siamo sempre alla ricerca di esempi nelle nostre vite. Gandhi Ji ha vissuto mettendo al centro della sua esistenza le qualità umane fondamentali, o quella che io chiamo ricchezza interiore. Ha mostrato un coraggio e una gentilezza amorevole immensi nell'intero corso della sua vita, ma è il suo notevole impegno per la nonviolenza a essere forse la cosa più pertinente su cui riflettere oggi.

Ci vuole un coraggio enorme per seguire ininterrottamente un percorso di non violenza, un percorso di comprensione, un percorso di saggezza e compassione. É per questo motivo che abbiamo bisogno di esempi nelle nostre vite che ci portino speranza e ispirazione. Gandhi Ji è un esempio in questo senso, per tutti noi in India e ovunque nel mondo.

Da un'ottica buddhista, la causa originaria di ogni conflitto risiede in una mancanza di comprensione. Mentre la violenza trova nell'ignoranza un terreno fertile per proliferare, la compassione ha origine dalla comprensione. Oggi, in occasione della Giornata internazionale della nonviolenza e dell'anniversario della nascita di Gandhi Ji, possiamo tutti noi impegnarci sinceramente per capire noi stessi e capirci gli uni con gli altri. 


Con compassione,

Thaye Dorje
Sua Santità il XVII Gyalwa Karmapa


Tradotto da C.R.