28 novembre 2018

Medita ogni volta che puoi


Sabato 24 novembre, Sua Santità il XVII Gyalwa Karmapa Thaye Dorje ha incontrato gli studenti che stanno frequentando un corso presso il Kibi (Karmapa International Buddhist Institute) a Nuova Delhi. Nel corso dell'incontro, il Karmapa ha consigliato ai suoi studenti di interrompere la recitazione della "Preghiera per la veloce rinascita di Shamar Rinpoche".
Come omaggio al XIV Kunzig Shamar Rinpoche Mipham Chokyi Lodro (1952-2014), vi offriamo un suo insegnamento su come integrare la pratica nella vita quotidiana.


«In genere, al giorno d'oggi le persone trascorrono molto tempo lavorando e non possono semplicemente mettersi sedute e meditare tutte le volte che hanno voglia di farlo. Perciò, quantomeno nelle prime fasi, di solito è utile fissare un orario nella giornata per la pratica di meditazione; può essere la mattina presto, di sera o dopo il lavoro, quando puoi stare da solo in un posto tranquillo, silenzioso.
Tuttavia, quando impari a meditare bene, puoi meditare ovunque. Puoi stabilire un momento preciso per la pratica, ma se mediti ogni volta che hai del tempo libero ti abituerai velocemente a farlo. Mentre sei in ufficio, se c'è del tempo libero per fare una meditatina, magari alla fine della pausa pranzo, perché non provare a fare una breve meditazione? Ovunque tu sia, pratica un po'.
Spesso gli insegnanti di meditazione consigliano ai loro studenti di essere come una mucca che mangia l'erba: proprio come la mucca rumina sempre il suo bolo senza pensarci sopra, allo stesso modo dovremmo sviluppare l'abitudine di meditare continuamente, quasi automaticamente. Ogni volta che puoi, pratica in questo modo; così diventerà veramente parte della tua vita quotidiana.»


Tratto da Calming our minds is the first step, insegnamento dato a  Washington nel 2004

Per un report dell'incontro del Karmapa con i suoi studenti:  

C.R.

24 novembre 2018

Messaggio di condoglianze di Sua Santità il XVII Gyalwa Karmapa Thaye Dorje per la morte di Kathok Getse Rinpoche.


Gyurme Tenpa’i Gyaltsen, il IV Kathok Getse Rinpoche (1954-2018), è stato la massima autorità del lignaggio Nyingma del Buddhismo tibetano (il settimo insegnante a ricoprire questo ruolo) e il quarto detentore del trono del monastero di Kathok. Sua Santità il XVI Gyalwa Karmapa Rangjung Rigpe Dorje lo riconobbe come reincarnazione del III Kathok Getse, Gyurme Tenpa Namgyal (1886-1952). Kathok Getse Rinpoche è morto il 19 novembre, in Nepal, in seguito a un incidente. 




Le mie più sentite condoglianze ai dignitari religiosi e ai praticanti della scuola Nyingma, in particolare a quelli della tradizione Kathok. 

Mi ha rattristato molto ricevere la notizia della morte improvvisa e inaspettata di Sua Santità Gyurme Tenpa’i Gyaltsen Rinpoche del monastero di Kathok. Spero e prego ininterrottamente i Tre Gioielli e l'oceano dei protettori affinché possano essere portati a termine in modo non ostacolato tutti i suoi rimanenti programmi e progetti per portare beneficio agli esseri. 

Prego perché la sua suprema reincarnazione possa manifestarsi senza ritardo e senza ostacoli, perché la sua reincarnazione possa rimanere in mezzo a noi per molto tempo e perché le sue azioni per il beneficio degli esseri possano essere presenti e manifeste nelle dieci direzioni. 


Il Gyalwa Karmapa Trinley Thaye Dorje

Karmapa International Buddhist Institute, Nuova Delhi

22 novembre 2018



Tradotto da C.R. 

21 novembre 2018

Il karma... non è necessario!


«In termini assoluti, di fatto non abbiamo bisogno di nessuna forma di karma, neppure dei meriti. Il punto non è che c'è un karma "là fuori" e noi dobbiamo accumulare "quelli buoni" e abbandonare "quelli cattivi". Il motivo per cui il karma non è necessario è che a livello ultimo non esiste nessun karma. Fintanto che è presente il dualismo, allora c'è il karma, c'è il buono, c'è il cattivo, c'è il neutrale – c'è qualsiasi cosa.»


XVII Gyalwa Karmapa Thaye Dorje
Fonte: http://www.facebook.com/theKarmapa
Tradotto da C.R.

15 novembre 2018

Il segreto del grande amore: l'aspirazione alla totalità


«Aprendoci al nostro partner creiamo un legame profondo, e se il buon umore che ne deriva è a vantaggio anche degli altri possiamo esserne contenti. Già Platone vedeva l'amore come un'aspirazione verso la totalità. Quando ci innamoriamo, ciò che abbiamo sempre avuto sotto il naso diventa improvvisamente lampante: nessuno riesce a essere felice da solo, tutto è collegato e accade in rapporto agli altri. Quando nasce una coppia, l'amore diventa la causa principale della contentezza di tante persone, a partire dagli amici fino ai genitori soddisfatti del nuovo legame e alla vicina di casa che esprime solo commenti positivi!
Un amore che cresce florido e unisce la coppia porta a vivere ogni esperienza forte in modo impersonale, nient'affatto mieloso, e scardina la tendenza a sprecare del tempo prezioso con le aspettative o a diventare dipendenti da fatti legati a condizioni. Se si è pronti a vedere la vita sotto forma di un percorso di crescita, diventa ovvio condividere le belle giornate e imparare da quelle brutte. Evitando inoltre le emozioni che ci disturbano particolarmente, permettiamo che si schiuda la vastità incredibile dello spazio consapevole che viene riconosciuto tra un'esperienza e l'altra e dietro di esse.»


Lama Ole Nydahl
Tratto da Il Buddha e l'Amore
http://edizioni-mediterranee-buddha-e-amore.blogspot.com
Nella foto: Detentore del Diamante (tib: Dorje Chang – sanscr.: Vajradhara) in unione con la sua consorte; statua in bronzo dorato del XIV secolo; image courtesy of http://rubinmuseum.org

5 novembre 2018

Good old days in Kathmandu – Omaggio al XVI Gyalwa Karmapa


Oggi, secondo il calendario occidentale, è l'anniversario del parinirvana del grandioso XVI Gyalwa Karmapa Rangjung Rigpe Dorje (1924-1981). Gli rendiamo omaggio con un ricordo del XIV Kunzig Shamar Rinpoche Mipham Chokyi Lodro che testimonia la sua capacità di giocare in modo consapevole e impavido con lo spazio, e il rapporto speciale che lo legava a Lama Ole Nydahl. 


«Gli hippie dall'Occidente arrivavano a frotte a Kathmandu. I commercianti nepalesi portavano da Lhasa merci tibetane di ogni genere e le vendevano a Kathmandu, in particolare vestiti; perciò capitava spesso di vedere ragazze hippie che indossavano le tonache maschili dei Lama e ragazzi hippie vestiti con le chuba delle donne tibetane. Fumavano molta marijuana. Tra questi, c'erano un giovane uomo e una giovane donna che portavano giubbotti e borracce militari dall'aspetto strano provenienti dall'Afghanistan e che salivano sempre presso il nostro monastero sulla collina di Swayambhu, dove molte persone erano in attesa. La ragazza non parlava molto, mentre il ragazzo era un uomo grande e grosso, sorridente, che stringeva la mano a tutti – la stringeva forte e le persone strillavano. Questa coppia erano Hannah e Ole, e in quel periodo venivano sempre a Swayambhu. Tutte le volte che Sua Santità il Gyalwa Karmapa usciva dal monastero e li vedeva, scherzava con Ole, gli porgeva la mano e poi la tirava indietro urlando, come se Ole gliel'avesse rotta. Scherzava sempre con lui.
Dopo alcune settimane si sviluppò un rapporto d'amicizia tra Sua Santità e quell'uomo danese. Ole aiutava il Karmapa a scendere le lunghe e strette scale che partivano dalla cima della collina, tenendolo per mano. Era un ragazzo davvero forte! E in questo modo accadde che quel giovane hippie fosse sempre presente e pronto ad assistere Sua Santità, visto che questi era sovrappeso e le scale erano veramente lunghe, strette e insidiose. In modo naturale il fatto che Ole fosse lì per aiutarlo divenne un'abitudine.
Un giorno il Karmapa fece una cosa molto pericolosa. Sul lato orientale di Swayambhu c'è una lunga scala di pietra, molto ripida. Sua Santità e le altre persone iniziarono a scendere. Il Karmapa fu davvero imprudente: tutto a un tratto, saltò sulla schiena di Ole; se Ole fosse caduto, entrambi avrebbero cominciato a ruzzolare giù per i gradini di pietra. Quando i presenti videro cosa stava succedendo, si misero tutti a urlare e guardavano pieni di paura. Ma Ole, con Sua Santità il Gyalwa Karmapa sulla schiena, riuscì a rimanere in equilibrio; le sue gambe tremavano, ma iniziò a portare il Karmapa scendendo lungo le centinaia di gradini intagliati nel fianco della collina. La folla si mise ad acclamare quel ragazzo dai capelli chiari. Dopo quell'episodio, Ole cominciò a piacere a tutti i buddhisti nepalesi e tibetani a Kathmandu.»


La testimonianza di Shamar Rinpoche è riportata da Erik Curren in Buddha's Not Smiling
Tradotto da C.R.
Ringraziamo D.G. per la segnalazione