Kerstin Seifert, Buddhism Today, Fall/Winter 2007 1
Gli auspici guidano le nostre azioni fin da un tempo senza inizio. Sono il primo impulso che ci porta a pensare in una direzione specifica, anche prima di essere in grado di dargli un nome o di prendere l’iniziativa. Le motivazioni dietro ai desideri umani possono essere molte e di vario tipo, ma gli auspici per tutti gli esseri senzienti possono essere fondamentalmente di due tipi: vivere più felicità e meno sofferenza possibile.
Tuttavia, nella nostra cultura attuale, non diamo abbastanza attenzione e importanza agli auspici e troppo spesso li liquidiamo come fantasie romantiche e irraggiungibili. Basta pensare ad esempio ai desideri che esprimiamo ogni primo di gennaio: sappiamo già nel momento in cui stiamo facendo questi propositi per l’anno nuovo che non li manterremo.
Il Buddha vedeva gli auspici in modo del tutto diverso. Per lui, il nostro futuro è già dispiegato a livello potenziale in ogni auspicio e siamo noi stessi a decidere quale diventerà realtà. Se i nostri corpi, la nostra intera percezione e il mondo intorno a noi sono tutti prodotti della forza della nostra mente, allora gli auspici sono la chiave per fare esperienza della gioia duratura. Il Buddha aveva osservato con attenzione il corpo e le attività della mente (ovvero pensieri e sentimenti) e tratto la conclusione che tutte queste percezioni hanno la stessa base. Mettendo più a fuoco riusciva a trovare sempre meno prove del nostro concetto di esistenza oggettiva della realtà. Invece, indagando il mondo fisico, materiale, e al tempo stesso arrivando a conoscere la propria mente, il Buddha individuò come origine di ogni cosa lo spazio aperto ed esteso.
Purtroppo la maggior parte di noi cade ripetutamente nella stessa illusione, ed è così fin da un tempo senza inizio. Quando la nostra mente diventa consapevole diciamo “io” e se invece vediamo qualcosa al di fuori di noi stessi, “voi” o “gli altri”. A partire da questo concetto di separazione la nostra mente che fa esperienza del mondo crea una realtà che in ogni singolo istante limita le possibilità che abbiamo a disposizione, nonostante possa percepire solo cose concrete, poiché mente e oggetti hanno la stessa natura. Se però viviamo questa distinzione tra noi e il mondo dovremo sempre relazionarci con ciò che appare davanti a noi come se esistesse separatamente. Cercare di cambiare qualcosa in un mondo “reale” che esiste davvero lì di fronte a noi, separato da noi, è molto faticoso e richiede grandi energie. Il Buddha, d’altro canto, non solo aveva compreso la natura dello spazio come contenitore di informazioni, ma ne aveva fatto esperienza in modo diretto. Per lui la massa si presenta come energia, e di conseguenza tutti gli oggetti, le cose e i corpi possono manifestarsi come forme di luce. Allo stesso modo percepiva pensieri e sentimenti come energia. Il terzo Karmapa, Ranjung Dorje, nel suo famoso testo di Mahamudra lo descrisse così:
Se si osservano i fenomeni, non c’è alcun fenomeno, si vede solo la mente;
se si osserva la mente, non c’è nessuna mente: la sua essenza è la vacuità;
se si guardano entrambi, l’attaccamento al dualismo si dissolve in se stesso.
Possiamo noi riconoscere la natura della mente, la chiara luce!2
Al contrario, noi continuiamo a cadere nella percezione superficiale dei vari oggetti: hanno aspetti diversi e possono essere utilizzati in modi differenti e, di conseguenza, nel nostro modo grossolano di vivere il mondo diamo per scontato che anche la loro origine sia diversa. Un processo simile lo facciamo anche con i pensieri e le emozioni. Non appena un impulso di energia sorge nella mente, lo prendiamo sul serio e ci identifichiamo con esso. Il Buddha vive lo spazio come punto di origine di ogni cosa e grazie a ciò i nostri desiderata, o auspici della mente, hanno una forza incredibile perché non rimangono nella nostra testa; possono essere percepiti mentre si muovono nello spazio, come dei messaggeri, e come tali possono essere raccolti da altre persone. La natura dello spazio è come un database di proporzioni enormi a cui possono accedere tutti coloro che hanno apertura e capacità di meditare.
Gli auspici si possono raccogliere in luoghi specifici o essere immagazzinati da oggetti. Ogni pensiero lavora a modo proprio e contribuisce a creare la nostra idea del mondo. Una precedente incarnazione del Karmapa, il realizzato Saraha, ha decritto così il potere della mente:
La mente è l’unico seme di ogni cosa e di ciascuno. Manifesta il mondo dei fenomeni e anche la natura buddhica, e nutre ogni frutto. M’inchino alla mente ornata dal gioiello che esaudisce tutti i desideri.3
Dato che la forza di realizzare gli auspici è insita nella mente, è il loro contenuto che conta, e il modo giusto di seguire il manuale. Nello spazio le informazioni non si perdono, dunque è saggio considerare con attenzione i nostri desideri, altrimenti potremmo causare un invio contraddittorio di auspici.
Dobbiamo formulare l’auspicio in modo coerente, perché anche qui agisce il principio di causa ed effetto. Prestiamo attenzione agli effetti collaterali dei nostri auspici se vogliamo che nella nostra mente permanga la felicità duratura. Per esempio, la gioia individuale può scaturire solo da quegli auspici in cui nessuno viene danneggiato, mentre la gioia duratura da quelli che hanno a che fare con il nostro potenziale interiore; non si tratta quindi di auspici che hanno a che fare con una felicità temporanea e limitata come relazioni, salute, successo lavorativo.
Gli auspici al di là del personale conducono alla liberazione, dato che condividiamo con tutti gli esseri lo stesso spazio e i nostri auspici più forti. Siamo legati a filo doppio, quindi ha perfettamente senso augurare una felicità costante e duratura non solo a noi stessi ma a tutti gli esseri. Da un lato, questo blocca la nostra abitudinaria percezione di una separazione dagli altri, dall’altro la gioia che ne deriva, alimentata dalla generosità, diventa più potente e vasta.
Possiamo noi per mezzo delle qualità soprannaturali e della chiaroveggenza che scaturiscono dalla forza della meditazione condurre gli esseri verso la maturità, trasformare il mondo in una terra pura e acquisire le caratteristiche dei buddha.
Possiamo noi, in seguito al raggiungimento di realizzazione, maturità e purificazione realizzare la buddhità!
Grazie alla forza della compassione dei buddha e dei bodhisattva delle dieci direzioni e grazie alla forza di tutte le azioni utili e di beneficio possano questi puri auspici, nostri e di tutti gli esseri, realizzarsi precisamente così come sono stati espressi!4
Samantabhadra è considerato il re di coloro che scrivono di auspici: in modo molto creativo riuscì a scardinare tutti i concetti relativi alla loro limitazione. Davanti allo stupa a Bodhgaya, il luogo in cui il Buddha raggiunse l’illuminazione, si tengono regolarmente maratone di auspici dove le raccolte di versi di Samantabhadra sono recitate per giorni e giorni.
Possa io essere capace di far apparire in un singolo atomo i reami delle terre pure dei tre tempi, facendo così apparire i reami puri dei buddha in tutte le regioni dell’universo...
Non importa quali siano i confini dell’universo, ci sono solo i confini di tutti gli esseri.
Ci sono solo i confini del karma e della sofferenza emotiva, e il raggiungimento dei confini dei miei auspici.5
È solo questione di tempo prima che si manifesti l’effetto di un auspicio. I tibetani avevano rinominato più e più volte il sedicesimo Karmapa “il Gioiello prezioso che esaudisce tutti i desideri”: la capacità di ridurre il tempo necessario tra la formulazione di un auspicio e il suo compimento è il segno di un Lama altamente realizzato. Quando non si sperimenta più la separazione tra interiore ed esteriore lo spazio diventa informazione e gli impulsi del pensiero raggiungono la cosiddetta “velocità della luce”, poiché non devono più superare il concetto, duro come il cemento, che esista un numero finito di realtà. Più è consolidata la nostra abitudine di identificarci con un “io”, più sperimenteremo con forza il mondo come indipendente e separato da noi e più a lungo ci vorrà per elaborare i nostri auspici. Lama Ole Nydahl a volte usa l’esempio della gelatina: se facciamo traballare un lato, ci vorrà qualche momento prima che traballi anche l’altro. Siccome tuttavia nessun desiderio generato con forza finisce per perdersi, è solo questione di tempo prima che maturino le condizioni per la sua attuazione. Quello che conta davvero è non diventare impazienti o avere dubbi, perché così deruberemmo il nostro auspicio della sua forza. Se ci piace molto il nostro ego dovremmo mettere il rallentatore al nostro esprimere desideri, perché capita spesso che, quando gli auspici personali che facciamo da anni diventano finalmente realtà, ci rendiamo improvvisamente conto che i bisogni che avevamo quando li abbiamo espressi sono cambiati molto tempo fa… e ora stiamo andando in una direzione diversa!
Le ripetizioni rafforzano gli auspici. Se abbiamo un desiderio importante (e non un pensiero passeggero) continueremo a pensarci, resterà nella nostra mente in modo attivo. Attraverso la ripetizione costruiamo gli schemi abituali che poi guidano la nostra attività.
Gli auspici focalizzati ed espressi nel qui e ora sviluppano una forza particolare. Per esempio, alla fine di tutte le meditazioni del lignaggio Karma Kagyü, poiché le energie fisiche sono unite e la mente è particolarmente focalizzata e piena di forza, dedichiamo i nostri auspici alla lunga vita degli insegnanti. Il primo momento di consapevolezza della mattina è particolarmente magico, perché ha un impatto su tutto quello che pensiamo, diciamo e facciamo in tutta la successiva fase del risveglio. Mentre dormiamo le energie tendono naturalmente a raccogliersi al centro del corpo ed è solo quando ci svegliamo e ci alziamo che si diffondono nuovamente. È quindi utile dedicare questi primi momenti del risveglio alla direzione del nuovo giorno. Se diciamo brevemente “Possiamo oggi essere di beneficio a quanti più esseri possibile”, la nostra giornata di lavoro acquista un motto al di là del personale. Questo momento è simile alla forza che si raccoglie al termine di una meditazione: gli auspici appena espressi e ricchi di gioia intensa si rafforzano naturalmente.
Luoghi carichi di forza e momenti speciali operano per accelerare gli auspici. Quando campi di forza illuminati si condensano, gli effetti di tutto ciò che pensiamo, diciamo e facciamo diventano più intensi. In particolari momenti della meditazione, come ad esempio quando il Lama fonde la sua mente con la nostra, oppure quando siamo vicini a uno stupa o in luoghi dove si è meditato a lungo, i nostri auspici hanno più energia. Quindi, laddove degli esseri realizzati hanno, o hanno fatto sì che la propria mente aderisse alla natura simile allo spazio della mente, possiamo cavalcare l’onda delle loro esperienze.
Se entriamo in connessione con Gampopa possiamo aumentare la forza dei nostri auspici attraverso la nostra stressa capacità di sperimentare gioia condivisa. Quando si fonde con noi otteniamo una gioia autentica e condivisa, senza invidia, gelosia o separazione, che porta gli stessi risultati karmici che avremmo se noi stessi avessimo compiuto le azioni positive di Gampopa. È un grande risparmio di energie: dobbiamo semplicemente ricercare esempi di auspici che i nostri Lama hanno già realizzato e gioire sinceramente delle loro attività.
Meglio lasciare i dettagli ai buddha. È sensato formulare gli auspici in modo generico, dato che con la nostra visione limitata non possiamo sempre cogliere l’entità esatta dei loro effetti. Pensate se ci dimentichiamo di un dettaglio importante e subito attiriamo un qualche tipo di disgrazia!
Lopön Tsechu Rinpoche, ad esempio, consigliava ai giovani uomini che non avevano ancora sviluppato il proprio flusso di attività di recitare il mantra del buddha femminile Liberatrice. Il suo suono protettivo ha un tipo di attività veloce e tranquillo, aiuta le giuste condizioni a emergere.
L’imitazione è consentita. Non serve trovare nuovi auspici. Nel Buddhismo della Via di Diamante è consuetudine prendere in prestito gli auspici dei lungimiranti maestri realizzati, soprattutto se attraverso queste forme di auspicio hanno risvegliato nelle proprie menti e in quelle dei loro studenti la natura di buddha. Il tredicesimo Karmapa Dütsog Dülwa utilizza un bell’esempio:
Possano le realizzazioni ordinarie e supreme, senza eccezioni, essere concesse a me e a tutti gli esseri il cui numero è sconfinato come lo spazio, grazie al flusso che cade come una pioggia di nettare della benedizione dei Lama , che ci mostrano la mente come stato di verità...
Possiamo noi pulire il velo della negatività grazie alle quattro forze e alle cento sillabe.
Possiamo noi realizzare appieno le due accumulazioni e ricevere velocemente la benedizione del Guru Yoga grazie all'offerta di grandi mandala.6
Tuttavia, se la nostra attitudine alla poesia è senza speranza e ci sentiamo un po’ sciocchi a recitare poemi, possiamo semplificare. Possiamo entrare in connessione con gli auspici preservati per secoli semplicemente desiderando, alla fine di ogni meditazione, che gli auspici del Karmapa si realizzino. In questo modo ci leghiamo in modo molto naturale al flusso di attività del nostro Lama e al tempo stesso stabiliamo una buona connessione con lui.
Abbiamo anche bisogno di una visione d'insieme per ciò che riguarda gli auspici, perché ci sarà sicuramente una prossima vita; ha senso pensare a un futuro più lontano nel tempo in caso qualcosa vada storto e, al momento della morte, non raggiungiamo la liberazione o l’illuminazione. Se vogliamo sapere con certezza a che punto la morte interrompe la nostra vita, un auspicio dedichiamolo proprio a questo: facciamo l’auspicio di essere vicini al Lama e applichiamo la forza degli auspici come una protezione sulla mente.
Fintanto che ciò non sarà accaduto,
per questa e per tutte le vite future,
possiamo noi non sentirle nemmeno le parole “male” e “sofferenza”,
bensì sperimentare oceani di gioia e di bontà!
Avendo ricevuto eccellenti libertà e possibilità e anche fiducia, perseveranza e conoscenza,
grazie all’appoggio di un maestro spirituale e alle fondamentali istruzioni che ci ha dato,
possiamo noi seguirle e realizzarle senza ostacoli
e praticare in tutte le vite future i nobili insegnamenti!7
Ti invoco, grandioso e potente maestro del Dharma che porta il grandioso sollievo dell’impavidità. Nascita dopo nascita, in tutte le mie vite, possa io nascere con una buona predisposizione, una mente lucida e senza orgoglio. E con grande compassione e rispetto verso il mio glorioso Lama, così da poter mantenere il legame con lui.
Possano le visioni errate riguardanti le azioni di liberazione del mio Lama non prendere forma nemmeno per un istante nella mia mente.
Possa io, con devozione, vedere che tutto ciò che il Lama fa è positivo e possa la sua benedizione entrare nella mia mente.
Possa io, in tutte le mie vite, non essere mai separato dal mio vero Lama, godendo invece dell’uso della ricchezza del Dharma.
Possa io, avendo perfezionato le qualità dei livelli e delle vie, ottenere velocemente lo stato illuminato di Detentore del Diamante.8
Traduzione di L.F.
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1 Per i versetti di Mahamudra cfr testi nelle note, traduzione di Marzia Salini.
2 Lama Ole Nydahl, Il Grande Sigillo, Ed. Mediterranee, 2019, p. 133, verso XVIII.
3 Da Mahamudra del vero significato, testo del nono Karmapa Wangchuk Dorje. Traduzione dall’edizione tedesca Mahamudra, Ozean des wahren Sinnes, Zürich/München Theseus Verlag, 1990.
4 Lama Ole Nydahl, Il Grande Sigillo, Ed. Mediterranee, 2019, p. 178 e 186, versi XXIV e XXV.
5 Dal testo Il Sangtschö Mönlam, il re delle preghiere di augurio per un’attività eccellente, fonte non verificabile (N.d.T.)
6 Il tredicesimo Karmapa Dütsog Dülwa, dall’edizione di Rumtek del testo del Ngöndro composto dal nono Karmapa Wangchuk Dorje.
7 Lama Ole Nydahl, Il Grande Sigillo, Ed. Mediterranee, 2019, p. 39 e 44, versi III e IV.
8 Auspici composti dall’ottavo Karmapa Mikyö Dorje e tradotti dal tibetano da Hannah Nydahl
